CANOA FLUVIALE
La canoa è la più conosciuta delle varianti per il fiume e anche la più diffusa, con un’antica tradizione in territorio italiano. Viene utilizzata per scendere “acque bianche o mosse”, cioè fiumi con corrente, rapide o cascate. Diventa sempre più corta, per essere più manovrabile, mano a mano che aumenta la velocità dell’acqua e la capacità del canoista. La canoa è “sit-inside”: si è seduti, cioè, dentro lo scafo, chiusi con un “gonnellino” elastico, generalmente in plastica, che blocca la parte superiore, per evitare le infiltrazioni d’acqua.
La "manovra dell'eskimo"
Il kayak fluviale, proprio per la necessità di essere molto rapido nei cambiamenti di direzione, non è particolarmente stabile: è indispensabile quindi saper compiere la manovra dell’eskimo, cioè rigirare il kayak ribaltato, da sott’acqua, a testa in giù, con la sola spinta della pagaia nell’acqua. “Eskimare” richiede una grande forza nelle braccia, capacità di concentrazione, fiato e buon orientamento, poichè si deve lavorare in apnea e sottosopra. E bisogna cercare anche di scongiurare il rischio di rottura della pagaia, che può spezzarsi se usata come leva contro il fondo. I principianti in genere imparano prima a liberarsi dal kayak una volta ribaltati: sganciare il gonnellino dalla sua sede e uscire dalla seduta, senza farsi prendere dal panico, è già una buona prova.
Materiali
I primi kayak da discesa erano in legno, poi in vetroresina, oggi generalmente in plastica termosaldata, con dei palloni gonfiabili a prua e poppa per rendere l'imbarcazione inaffondabile, anche quando si sgancia il gonnellino ed entra acqua nello scafo.

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