SCELTA DELLA MOTO
Le “due ruote” sono uno dei mezzi preferiti per viaggiare, un mondo a parte, diviso in molte “tribù” a seconda della tipologia di moto. Anche se, in realtà, i vari modelli sfumano uno nell’altro, condividendo mode, idee e strutture, si può immaginare una suddivisione, spesso legata al mondo delle competizioni e in continua trasformazione.
Moto da strada
Le moto da strada hanno una carena avvolgente e aerodinamica, molto “chiusa” su motore e parte meccanica, posizione di guida piegata in avanti, verso il cupolino, anche per il passeggero, baricentro basso, gommatura specifica per “le pieghe”, cioè per effettuare le curve inclinando anche oltre i 45° la moto verso l’asfalto, “col ginocchio aperto”, per equilibrare. Le velocità massime sono elevate (su pista) e l'accelerazione ineguagliabile.
Varianti da pista
Esistono varianti “da pista” a cui sono stati tolti gli elementi necessari per la guida su strada, come gli indicatori di direzione o il sedile posteriore e modelli detti “naked”, cioè privati della carena, ma stilisticamente mantenuti essenziali ed eleganti, moda imperante dei primi anni del nuovo millennio. I modelli meno “spinti” possono essere agevolmente utilizzati per viaggiare, anche se la capacità di carico è scarsa e il pilota o il passeggero dovranno accollarsi uno zaino in spalla. Le mete ideali in questo caso prevederanno molte strade di montagna piene di tornanti, per godere della piega.
Moto da enduro
Sviluppate dalla posizione e impostazione delle moto da cross negli anni ‘80, con il diffondersi di gare estreme in cui la regolarità contava più della velocità e in cui si affrontavano lunghe distanze tra deserti e foreste, le moto da enduro hanno avuto molta fortuna tra il pubblico grazie alla possibilità di transitare sia su asfalto che su sterrato e piste sconnesse. Si guida seduti diritti, con possibilità di alzarsi in piedi per i tratti più impegnativi. Nelle curve più difficili si allarga la gamba aperta con il piede all’esterno e non il ginocchio, come nel cross. Ne esistono versioni più estreme, ancora molto leggere, con poca capacità di carico e protezione al minimo. Per viaggiare, soprattutto in deserto o in terreni difficili, hanno bisogno di mezzi di assistenza con carburante, ricambi e vettovaglie.
Modelli "pesanti"
I modelli “pesanti” sono più autonomi, con serbatoi capienti, gran portapacchi posteriore e possibilità di aggiungere una sacca sul serbatoio, protezioni aerodinamiche buone. Il classico bicilindrico opposto della BMW (R80-R100-GS1000-1150-1200 et) con il suo baricentro basso, la grande capacità di carico delle borse laterali si può considerare una via di mezzo con le moto granturismo.
Moto da granturismo
Le moto da GranTurismo possono essere derivate sia dai modelli stradali che dagli enduro, a seconda della casa di produzione. Sono immaginate per dare spazio ad un serbatoio maggiorato, che garantisca più autonomia, per una guida in posizione seduta, più confortevole e per alloggiare una sella più comoda, anche per il passeggero. Le protezioni frontali sono estese, per limitare al massimo la turbolenza e possono essere dotate in origine di portapacchi, baule posteriore o valigie. Motori generalmente bicilindrici o addirittura a quattro cilindri, per garantire poche vibrazioni e lunga vita agli alti chilometraggi. La “madre” delle gran tourer o gran cruiser fu la Honda Goldwing, negli anni ‘70, caso estremo ed unico: una moto-poltrona, in cui si viaggia esattamente sprofondati nel divano, con ottima copertura anteriore, borse laterali e posteriori inserite nella struttura, retromarcia e radio di serie, persino l’airbag. Con poche pieghe, è poco maneggevole in città, ma ottima per le lunghe percorrenze su rettilinei e sulle strade veloci.
Custom
Chiamati anche chopper e universalmente conosciuti con il nome della ditta più celebre, la Harley Davidson, più che mezzi di spostamento sono spesso collegati a un senso di appartenenza e a una scelta di vita (o semplicemente di moda e abbigliamento). Sono due ruote dalle forme strane, poco aerodinamiche, dove l’estetica un po’ retrò è fortemente privilegiata rispetto a comodità di guida o prestazioni. I motori sono rumorosi, rombanti, scoppiettanti, la protezione frontale dall’aria completamente nulla, perché la grande passione è “il vento tra i capelli”. Nate per i rettilinei delle “high” americane, mal sopportano grandi tornanti o lunghe percorrenze. Grazie al baricentro basso possono essere facilmente caricate, ma sono moto “faticose”, ideali per piccole escursioni del week end.
Scooter
Da sempre presenti sul mercato delle piccole motorizzazioni con il primato italiano della mitica Vespa, icona dell’escursione fuori porta o del viaggio avventuroso un po’ bohémien, hanno innovato le due ruote negli anni ‘90, allargandosi a macchia d’olio alle cilindrate superiori, non più dedicate ai minorenni senza patente, ma a tutte le categorie. Ormai onnipresenti in città, grazie alla facilità di guida e alla maneggevolezza, i modelli più piccoli e leggeri si prestano addirittura ad essere trasportati sul retro del camper, per aiutare in vacanza negli spostamenti quotidiani. Le motorizzazioni più grandi, con marce automatiche o manuali, si prestano bene al carico per brevi viaggi, al massimo del comfort per autista e passeggero. Secondo gli appassionati di moto “pure” non regalano la gioia nè la soddisfazione della guida, non “piegano”, non affrontano terreni sconnessi e sono più difficili da parcheggiare, ma sono ideali per chi si avvicina tardi al mondo delle due ruote o chi le considera un semplice mezzo di trasporto e privilegia la meta al viaggio.
Quad
La novità del 2000, ancora a cavallo tra moto e auto, senza neppure un nome italiano a definirli, i quad sono un ibrido, tanto che, al loro debutto in Italia, si poteva guidarli anche senza casco (oggi obbligatorio) . Hanno quattro ruote, sporgenti e spesso tassellate, talvolta tutte trazionate (4x4). Sono interamente scoperti ed assomigliano ad un grande go-kart rialzato o al prototipo della dune-buggy. Si guida in posizione seduta, senza poter “piegare”, ne sporgere ginocchia o piedi. Ci si può alzare, anche se i pesi e il baricentro del veicolo vengono influenzati molto poco. Sono molto apprezzati da chi non ha mai guidato una moto, perché non richiedono le stesse doti di equilibrio. Sono ideali per il carico, e quindi per il viaggio, essendo dotati di ampi portapacchi anteriori e posteriori e risentendo poco del peso aggiuntivo, che non affatica la conduzione. Non garantiscono però alcuna protezione aerodinamica, nè dal fango o dalla polvere. Non molto veloci, soprattutto sulle strade di montagna, rumorosi e vibranti, sono perfetti per un viaggio su terreno misto, che preveda lunghe percorrenze su sterrati, piste sconnesse e simili.
Sidecar
Un tipo particolare di moto è il sidecar, noto anche come motocarrozzetta. Una moto alla quale è agganciato da un lato un carrozzino con ruota nel quale trasportare uno o due passeggeri. In sella le tre ruote sono diverse dalle due, ma i motociclisti del sidecar hanno l’anima dei veri motociclisti. La varietà di combinazioni tra moto e carrozzino assume a volte fattezze avveniristiche e in alcuni casi il carrozzino è coperto per offrire il maggior comfort possibile ai passeggeri. Al giorno d’oggi i produttori di sidecar sono pochi (Ural e Izhmash in Russia, Dnepr in Ucraina e Chang Jiang in Cina). Esistono poi costruttori di carrozzini da agganciare a varie moto, di solito del genere gran turismo. Dal fascino antico, per la loro età o perché, pur essendo di nuova costruzione, riprendono spesso il modello della Bmw della seconda guerra mondiale, oppure dalle linee moderne, il sidecar affascina i motociclisti per la linea, per le qualità da “viaggiatore” in quanto il carrozzino è dotato spesso di un buon spazio di carico e per la diversa modalità di guida, che richiede abilità e conoscenza del mezzo. La scelta del sidecar è dettata dalla passione per un mezzo che è decisamente sbilanciato e abbastanza difficile da guidare, ma che dà molte soddisfazioni a chi riesce a dominarlo. I motociclisti del sidecar riescono a condurre il mezzo facendo delle vere e proprie evoluzioni, facendo passare a loro vantaggio la tendenza ad alzarsi della ruota del carrozzino e l’inevitabile “tirare” a destra o a sinistra a seconda delle situazioni.
Sidecar
Un tipo particolare di moto è il sidecar, noto anche come motocarrozzetta. Una moto alla quale è agganciato da un lato un carrozzino con ruota nel quale trasportare uno o due passeggeri. In sella le tre ruote sono diverse dalle due, ma i motociclisti del sidecar hanno l’anima dei veri motociclisti. La varietà di combinazioni tra moto e carrozzino assume a volte fattezze avveniristiche e in alcuni casi il carrozzino è coperto per offrire il maggior comfort possibile ai passeggeri. Al giorno d’oggi i produttori di sidecar sono pochi (Ural e Izhmash in Russia, Dnepr in Ucraina e Chang Jiang in Cina). Esistono poi costruttori di carrozzini da agganciare a varie moto, di solito del genere gran turismo. Dal fascino antico, per la loro età o perché, pur essendo di nuova costruzione, riprendono spesso il modello della Bmw della seconda guerra mondiale, oppure dalle linee moderne, il sidecar affascina i motociclisti per la linea, per le qualità da “viaggiatore” in quanto il carrozzino è dotato spesso di un buon spazio di carico e per la diversa modalità di guida, che richiede abilità e conoscenza del mezzo. La scelta del sidecar è dettata dalla passione per un mezzo che è decisamente sbilanciato e abbastanza difficile da guidare, ma che dà molte soddisfazioni a chi riesce a dominarlo. I motociclisti del sidecar riescono a condurre il mezzo facendo delle vere e proprie evoluzioni, facendo passare a loro vantaggio la tendenza ad alzarsi della ruota del carrozzino e l’inevitabile “tirare” a destra o a sinistra a seconda delle situazioni.

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