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ALIMENTAZIONE IN VIAGGIO
 
Molte delle più importanti infezioni che possono affliggere il viaggiatore sono di origine alimentare. 
 
La "diarrea del viaggiatore"
La più comune è la “diarrea del viaggiatore”, che si manifesta in seguito all’ingestione di alimenti o acqua contaminati durante o subito dopo un viaggio. La diarrea può essere accompagnata da nausea, vomito, crampi addominali e febbre ed è causata da diversi batteri, virus e parassiti. È prevedibile che il rischio di contrarre la diarrea del viaggiatore sia più alto in Paesi con standard igienico-sanitari inferiori e le persone a maggior rischio sono bambini, anziani, donne in gravidanza e pazienti immunodepressi. Per queste persone in particolar modo, ma anche per tutti i viaggiatori, è fondamentale adottare alcune semplice precauzioni per evitare cibi ed acqua contaminati.
 
Profilassi
I consigli fondamentali sono di consumare alimenti ben cotti e serviti caldi. I cibi conservati a lungo a temperatura ambiente, anche dopo la cottura, costituiscono una delle principali fonti di infezione. Bisogna evitare di consumare alimenti crudi (pesce, carne, verdura…), è possibile mangiare frutta cruda solo se sbucciata. È meglio bere latte pastorizzato, sterilizzato o preventivamente bollito. Non consumare gelati sfusi, panna, dolci con creme, salse all’uovo, formaggi freschi. E’ fondamentale evitare di bere l’acqua della rete idrica, se questo non fosse possibile, è necessario farla bollire o trattarla con pastiglie disinfettanti. Bisogna sempre consumare acqua in bottiglia o bevande sigillate. Nei Paesi a più alto rischio è consigliabile utilizzare acqua in bottiglia anche per lavarsi i denti. È bene evitare il ghiaccio poiché è quasi sempre preparato con acqua non controllata. Bisogna assicurarsi che i cibi cotti non siano stati conservati insieme a cibi crudi, che possono essere contaminati. Prima del consumo di alimenti, è meglio lavarsi accuratamente le mani. 
 
Aree a rischio
Le aree a maggior rischio per le infezioni gastro-enteriche e le tossinfezioni alimentari sono il Sud-Est asiatico, l’Asia meridionale, il Medio Oriente, l’Africa, l’America centrale e meridionale.
 
Terapia
Generalmente queste manifestazioni si risolvono senza terapia nell’arco di 2-3 giorni. Il trattamento si basa sostanzialmente sul ripristino delle perdite idro-saline. È fondamentale bere abbondanti quantità di acqua, succhi di frutta o the e assumere alimenti cotti liquidi. Possono risultare utili integratori salini e fermenti lattici. Sono particolarmente a rischio di disidratazione bambini e anziani. Se i disturbi non cessano nell’arco di pochi giorni può essere necessario ricorrere a disinfettanti intestinali o terapie antibiotiche. 
 
Suggerimenti e curiosità
Ogni Paese ha tradizioni alimentari proprie e anche i disturbi che possono derivare dagli alimenti sono caratteristici. Ecco alcune curiosità. In Cina bisogna prestare attenzione al riso mal conservato per la possibile presenza di muffe ed è possibile incorrere nella “sindrome del ristorante cinese”, caratterizzata da disturbi gastro-enterici che si risolvono in poche ore e che insorge in persone intolleranti al glutammato di sodio. Nei Paesi tropicali bisogna evitare il pesce se non pescato da mani esperte, molti pesci sono velenosi. Nei Paesi ad alta altitudine è bene evitare gli alcolici che possono risultare pericolosi se combinati a temperature elevate. Nei Paesi a clima caldo i consigli sono di non consumare cibi troppo elaborati o grassi, di mangiare poco e spesso, bere molta acqua, ma senza esagerare (bere tanto fa sudare e perdere sali minerali). Anche se c’è molto caldo, è bene non consumare bevande ghiacciate ed è meglio evitare bevande ricche di zucchero ed alcolici.

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