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VALUTA E TASSI DI CAMBIO

L'introduzione dell'euro ha indubbiamente risparmiato la complicazione del cambio di valute per molte delle destinazioni turistiche più apprezzate del nostro continente. Tuttavia per le destinazioni di oltre metà Europa e praticamente in tutto il resto del mondo, è ancora pressoché indispensabile avere a che fare con valute diverse dalla nostra. 

Monete straniere
Le banche nazionali di quasi ogni singolo stato hanno il monopolio nell’emettere la propria valuta, e il numero di tipi di valute circolanti non è di molto inferiore al numero degli stati mondiali. Le uniche eccezioni sono i contesti regionali che hanno scelto di dotarsi di un’unica moneta – come ad esempio l’euro o il franco CFA in Africa centrale – o i singoli stati che hanno scelto unilateralmente di adottare una valuta straniera – come il Montenegro con l’euro o l’Ecuador con il dollaro americano. Dato che molte valute adottano lo stesso nome – per esempio il dollaro può essere americano, australiano, neozelandese… - non è raro che sorga una certa confusione, accentuata dal fatto che anche le suddivisioni della moneta, come i centesimi, hanno nomi diversi in Paesi diversi. 

Il codice ISO
Per questo ad ogni valuta nazionale è stato assegnato un codice ISO di tre lettere – generalmente le prime due stanno ad indicare il Paese e la terza l’iniziale della valuta – che è spesso utilizzato nelle tabelle indicanti i tassi di cambio. Così l’euro è EUR, il dollaro americano USD, quello australiano AUD e così via. 
 
Tassi di cambio 
Il tasso di cambio è un’indicazione numerica di quante unità di una valuta si possono acquistare con un’unità di valuta base. Esistono alcune valute legate fra loro da tassi di cambio fissi, o fluttuanti entro una banda limitata, ma la norma è la costante variabilità. Il cambiare valute ha in genere due tipi di costi di transazione. Innanzitutto c’è la commissione, che può essere fissa per qualunque importo o al contrario crescere proporzionalmente alla quantità di valuta scambiata. L’assenza di commissione spesso si traduce in una crescita dello spread, l’altro costo di transazione. Si tratta in questo caso del divario fra la quotazione per l’acquisto e quella per la vendita di una determinata valuta. In linea generale è conveniente effettuare l’acquisto della valuta straniera nel Paese di destinazione - e la sua riconversione in euro una volta rientrati a casa – perché la banca sopporta costi notevoli per importare valuta straniera. Va però tenuto presente che le disposizioni vigenti in alcuni Paesi vietano l’esportazione di valuta nazionale.

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